Chi governa il gruppo, come seleziona i propri membri e dove opera oggi

Articolo 4 di 4 della Serie: “Bilderberg: Anatomia di un Potere Invisibile”

Nei tre articoli precedenti abbiamo esaminato le origini di Bilderberg, la sua struttura operativa e la sua metodologia di influenza. Resta una domanda concreta: chi sono, oggi, le persone che gestiscono effettivamente questo meccanismo? Chi decide chi entra, chi parla, e di cosa si parla?

La risposta passa per un organo poco discusso anche tra chi conosce il gruppo: il Comitato Direttivo.

I. Come funziona la selezione: il processo invisibile

Il Comitato Direttivo, composto da circa trenta membri provenienti da Europa e Nord America, seleziona i partecipanti a ogni conferenza annuale. Non esiste alcun processo di candidatura: gli inviti vengono estesi direttamente in base alle competenze rilevanti rispetto all’agenda, agli sviluppi globali in corso e all’obiettivo di garantire prospettive diversificate. Questo significa che nessuno si propone per partecipare a Bilderberg. Si viene scelti.

E a scegliere sono i trenta membri del Comitato, che a loro volta sono stati scelti dagli stessi meccanismi. Il Comitato Direttivo è a sua volta selezionato da un comitato consultivo ancora più ristretto, composto tipicamente da circa sette membri, tutti ex componenti del Comitato Direttivo stesso. Una struttura che si autorigenera, in cui la cooptazione sostituisce qualsiasi forma di mandato esterno.

Ogni anno si riuniscono circa 130 partecipanti provenienti da 20-25 paesi, prevalentemente europei e nordamericani. Circa due terzi dei partecipanti cambiano di anno in anno, garantendo prospettive fresche, mentre i membri del Comitato Direttivo assicurano la continuità. Il meccanismo è elegante: rotazione apparente in superficie, stabilità strutturale al centro.

Negli ultimi decenni Bilderberg ha rispecchiato lo spostamento globale del potere dalla sfera politica a quella economica e al capitale transnazionale. Negli anni Cinquanta, politici, diplomatici e funzionari pubblici formavano la maggioranza dei partecipanti. Oggi, la maggior parte dei partecipanti sono CEO e alti rappresentanti aziendali, e gli uomini d’affari prevalgono anche nel Comitato Direttivo. Dal 2012, le riunioni di Bilderberg sono presiedute da un imprenditore privato, mentre i predecessori erano tutti ex politici: una cesura nel profilo identitario del gruppo che riflette la più ampia transizione del potere occidentale dalla sfera pubblica a quella privata.

II. Chi presiede: Henri de Castries e il modello post-politico

Henri de Castries è attualmente Vice-Presidente di Nestlé, la più grande azienda alimentare al mondo, e amministratore indipendente di Stellantis, il conglomerato manifatturiero presieduto dall’ex membro del Comitato Direttivo John Elkann. Prima di questi incarichi, de Castries ha guidato il gigante assicurativo AXA per diciassette anni, portandolo a essere nel 2015 il primo brand assicurativo globale secondo Interbrand e la ventesima azienda mondiale nella classifica Fortune 500.

La co-presidenza è condivisa con Marie-Josée Kravis, economista e filantropa canadese-americana, presidente degli American Friends of Bilderberg, membro del board di LVMH e di Publicis Groupe, Senior Fellow all’Hudson Institute e presidente del Museum of Modern Art di New York. Una figura che incarna la sovrapposizione tipica dell’establishment bilderberghiano: finanza, cultura, think tank atlantisti, tutto nella stessa persona.

III. I membri del Comitato Direttivo: una mappa del potere reale

Di seguito i membri del Comitato Direttivo così come risultano dalla pagina ufficiale di Bilderberg, con le loro posizioni attuali. Non si tratta di una lista di nomi illustri: è una mappa di chi controlla nodi strategici nell’economia, nell’informazione e nella politica occidentale.

Finanza e grande capitale

Roger C. Altman è fondatore e presidente senior di Evercore, una delle principali banche d’investimento indipendenti al mondo. Ana P. Botín è Presidente Esecutiva del Gruppo Banco Santander e membro del board di Coca-Cola. Mark J. Carney, ex Governatore della Bank of England ed ex Governatore della Bank of Canada, è oggi Vice-Presidente di Brookfield Asset Management e Inviato Speciale dell’ONU per il Clima.

Rolly van Rappard è co-fondatore e presidente di CVC Capital Partners, uno dei maggiori fondi di private equity europei. Marcus Wallenberg presiede la Skandinaviska Enskilda Banken (SEB) e siede nel board di Saab. La famiglia Wallenberg è presente nell’orbita Bilderberg dalla terza generazione consecutiva: un caso esemplare di come il network trasmetta sia capitale relazionale che orientamento ideologico attraverso il tempo.

Tecnologia e industria digitale

Satya Nadella è CEO di Microsoft Corporation. Eric E. Schmidt è l’ex CEO e presidente di Google LLC. Schmidt merita una nota a parte: dopo aver lasciato Google, ha moltiplicato le sue posizioni in ambito difesa e intelligenza artificiale, incluse consulenze per il Dipartimento della Difesa americano e investimenti in startup di AI militare. La sua presenza nel Comitato Direttivo segnala quanto il confine tra Silicon Valley e apparato di sicurezza nazionale sia, in questo contesto, sostanzialmente poroso.

Peter Thiel è presidente di Thiel Capital LLC. Fondatore di PayPal, primo investitore esterno di Facebook, fondatore di Palantir Technologies, la società di analisi dei dati che lavora principalmente con agenzie di intelligence e forze armate di Stati Uniti e alleati. Thiel è forse il membro del Comitato più apertamente ideologico: libertarian di destra, critico delle democrazie liberali, sostenitore di Donald Trump. La sua presenza in un organismo tradizionalmente atlantista e centrista è indicativa di quanto Bilderberg abbia allargato il proprio spettro interno negli ultimi anni.

Media e informazione

John Micklethwait è Editor-in-Chief di Bloomberg LP. Zanny Minton Beddoes è Editor-in-Chief di The Economist. Due delle pubblicazioni economiche e geopolitiche più influenti del mondo anglofono hanno i loro direttori nel Comitato Direttivo di Bilderberg. Mathias Döpfner è Presidente e CEO di Axel Springer SE, il più grande editore europeo di media digitali, e membro del board di Netflix. Fareed Zakaria conduce il programma “Fareed Zakaria GPS” su CNN.

L’unica italiana presente nel Comitato è Lilli Gruber, direttrice e conduttrice di “Otto e mezzo” su La7. La sua inclusione rappresenta l’unico collegamento diretto tra il Comitato Direttivo di Bilderberg e l’informazione televisiva italiana.

Politica e istituzioni

José Manuel Barroso, ex Presidente della Commissione Europea, presiede oggi il consiglio degli International Advisors di Goldman Sachs. Børge Brende, ex Ministro degli Esteri norvegese, è Presidente del World Economic Forum. Connie Hedegaard, ex Commissaria Europea per il Clima, siede anch’essa nel Comitato. Margrethe Vestager, ex Commissaria Europea per la Concorrenza, presiede ora la Danish Technical University. Vestager è il caso emblematico di una figura che, dopo aver esercitato un potere regolatorio enorme (le sue inchieste antitrust contro Google, Apple e Amazon hanno ridisegnato il rapporto tra Big Tech e regolatori europei), transita verso un ruolo accademico-istituzionale mantenendo il suo posto nell’inner circle bilderberghiano.

Think tank e apparato di sicurezza

Nadia Schadlow è Senior Fellow all’Hudson Institute. Ex vice-consigliera per la sicurezza nazionale sotto Trump, ha contribuito alla stesura della National Security Strategy del 2017. L’Hudson Institute è uno dei principali think tank neoconservatori americani: la sua presenza nel Comitato affianca quella di Thiel come elemento della destra americana all’interno di un organismo tradizionalmente più centrista.

Sir John Sawers, ex direttore dell’MI6 (il servizio di intelligence estero britannico), è oggi Presidente esecutivo di Newbridge Advisory e membro del board di BP. È uno dei pochi membri del Comitato con un curriculum apertamente legato all’intelligence. La sua presenza, discreta ma strutturalmente significativa, ricorda che Bilderberg mantiene un filo diretto con le comunità di sicurezza occidentali.

IV. La geografia del potere: tre linee strutturali

Osservando il Comitato nel suo insieme, emergono alcune linee strutturali che vanno oltre i singoli nomi.

La prima è la concentrazione di media. Cinque grandi testate o piattaforme editoriali (Bloomberg, The Economist, Axel Springer, CNN, La7) hanno i loro vertici nel Comitato Direttivo. Non si tratta di partecipazione occasionale alla conferenza annuale: si tratta di permanenza nell’organo che decide chi viene invitato e di cosa si parla. La questione non è se questi giornalisti riferiscano direttamente agli interessi del gruppo, ma se la struttura stessa di questa appartenenza crei un condizionamento sistemico, anche inconsapevole, nel modo in cui certi temi vengono inquadrati pubblicamente.

La seconda è la porta girevole tra Bilderberg e le istituzioni multilaterali. Al momento in cui Lukas Kantor concludeva la sua ricerca, nel 2023, i bilderberghiani António Guterres, Kristalina Georgieva, Jens Stoltenberg e Ursula von der Leyen guidavano rispettivamente ONU, FMI, NATO e Unione Europea. Nel 2024 l’unico cambiamento personale rilevante ha riguardato la NATO, dove la segreteria generale è passata a Mark Rutte, partecipante a numerose conferenze Bilderberg. Questo non dimostra una regia occulta, ma documenta una sovrapposizione strutturale tra chi frequenta Bilderberg e chi guida le principali istituzioni del mondo occidentale.

La terza è la presenza crescente del capitale privato. CVC Capital Partners, Evercore, Goldman Sachs, Brookfield Asset Management, Thiel Capital: il Comitato Direttivo attuale include rappresentanti di alcune delle strutture finanziarie più opache e influenti del capitalismo contemporaneo. Non banche centrali, non ministeri: fondi, holding, advisory firm che operano al di fuori di qualsiasi mandato elettorale o controllo parlamentare.

V. Non un governo ombra, ma qualcosa di più sottile

Bilderberg non è e non assomiglia per nulla a un governo segreto. Tale formulazione, tanto cara a certa pubblicistica cospirazionista, è sia inesatta che controproducente: attribuisce al gruppo una coerenza e una capacità deliberativa che non ha e distrae dall’analisi di ciò che realmente è. Tuttavia, dobbiamo sempre tenere a mente che nella pratica un’influenza c’è. Sia essa diretta o riflessa. D’altronde non possiamo ignorare le numerose sovrapposizioni tra i membri del comitato direttivo e molti organi e enti sia pubblici che privati.

Ma, a prescindere da ciò, Bilderberg resta, piuttosto, un’infrastruttura di consenso. Un luogo dove le classi dirigenti del capitalismo atlantico si incontrano con cadenza annuale per verificare la compatibilità delle proprie visioni del mondo, segnalare priorità, costruire fiducia personale tra figure che nelle sedi formali sarebbero in competizione o in negoziazione. Il suo valore non è esplicitamente nelle decisioni che vi si prendono, ma nelle relazioni che vi si coltivano e nel framework cognitivo che vi si consolida.

Nel novembre del 2009 il gruppo ha ospitato una cena al Castello di Val-Duchesse a Bruxelles, al di fuori della conferenza annuale, per orientare la candidatura di Herman Van Rompuy alla Presidenza del Consiglio Europeo. Non deliberare, dunque, ma orientare: è la distinzione che definisce con maggiore precisione la natura di questo network.

Settant’anni dopo Oosterbeek, il gruppo fondato da un esule polacco e da un principe olandese per scongiurare un terzo conflitto europeo è diventato qualcos’altro. Non ha tradito la sua missione originaria; l’ha compiuta, e poi l’ha superata. A questo punto le domanda che restano aperte sono tante: A fronte dell’esistenza di un organo del genere, le democrazie europee come dovrebbero porsi? In fondo l’esistenza del Bilderberg non è essa stessa frutto estremo della democrazia occidentale? Chi può impedire a uomini che rivestono incarichi di potere, sia esso pubblico o privato, di riunirsi liberamente e discutere “liberamente” di temi di interesse globale? La risposta a quest’ultima domanda è: nessuno. A meno che non si vogliano comprimere i diritti di chi occupa determinati incarichi. Bilderberg a mio modesto parere è un organo sovranazionale di consenso. Come poi questo consenso verrà esercitato all’esterno delle sue riunioni non ci è dato sapere.

Nei prossimi articoli scaveremo, e tanto, sempre grazie alle fonti pubbliche, ma per chi ha un occhio attento e volesse approfondire già qui c’è molta carne al fuoco.

Fonti principali: bilderbergmeetings.org, pagina Steering Committee; bilderbergmeetings.co.uk, sezione Former Chairman; Wikispooks, “Bilderberg/Steering committee”; Georgetown Journal of International Affairs, “The Bilderberg Meetings: Trans-Atlantic Dialogue”, Lukas Kantor, 2023; Wikipedia, “Bilderberg Meeting”; Wikipedia, “List of Bilderberg participants”.